Epifania del Signore

Messa del giorno

Is 60,1-6; Sal 71(72); Tt 2,11-3,2; Mt 2,1-12

Noi parliamo di Dio per mezzo di concetti e di immagini umane: concetti e immagini umane non sono la realtà di Dio, eppure la indicano, la esprimono. Concetti e immagini sono, appunto, degli indici che rimandano a ciò verso cui sono puntati, proprio come l’indice della mano che usiamo per guidare la sguardo di coloro ai quali stiamo indicando la strada o un punto da osservare. Nella solennità ancora natalizia dell’Epifania, in cui si celebra il manifestarsi di Gesù la manifestazione visibile di Dio per tutti gli uomini, le letture odierne impiegano con abbondanza l’immagine della luce. «Alzati, rivestiti di luce, – esclama Isaia nella prima lettura, – perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te».

Riprendendo l’immagine, il brano evangelico definisce con più precisione i contorni dell’immagine luminosa, parlando di una stella, quella tradizionalmente chiamata «stella cometa». Il rapporto tra la luce e la stella è evidente: la stella – il sole per eccellenza – è per gli uomini la prima ed essenziale fonte luminosa, che rischiara la vita sulla terra e permette di orientarsi. La stella, dunque, indica ciò che sprigiona da Gesù e che orienta a lui. Questo sembra potersi indovinare dalla narrazione della venuta di «alcuni Magi […] da oriente», fino a Gesù, orientati da una stella che ha il fuoco della sua parabola proprio «sopra il luogo dove si trovava il bambino». Da questi semplici accenni già si può capire che Gesù è la luce, la fonte luminosa da cui scaturisce la possibilità per gli uomini di veder chiaro nella loro vita e di orientarsi bene nelle scelte esistenziali. L’accenno ai Magi, oltre che a Erode e a tutta Gerusalemme, segnala che il potere illuminante di Gesù è universale, capace cioè di raggiungere non solo i vicini ai luoghi in cui egli ama presentarsi, ma anche i più lontani.  Raccontando la venuta dei Magi già si prefigura, all’inizio della vita terrena di Gesù, il potere attraente che egli eserciterà con pienezza al momento della sua Pasqua, allorché elevato da terra – come ebbe a preannunciare ai suoi discepoli – attirerà tutti a sé (cf Gv 12,32).

Il potere illuminante e orientante che scaturisce da Gesù viene commentato, non più nella forma di un racconto, ma con il linguaggio della predicazione, da Paolo. La lettera dell’apostolo a Tito annuncia che «è apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini». La grazia di Dio permette agli uomini di «rinnegare l’empietà» e di vivere in questo mondo «con giustizia e con pietà». Per liberarsi dall’empietà del male, dalla spietatezza verso il prossimo, l’uomo può contare sulla grazia di Dio, fonte di giustizia e di pietà, fonte cioè di una relazione giusta e amorevole con gli altri.

Anche per indicare la condizione di male, contraria al bene, si ritrova nella prima lettura odierna un’immagine eloquente, contraria a quella della luce, l’immagine della «tenebra [che] ricopre la terra» e della «nebbia fitta [che] avvolge i popoli». Privo della grazia di Dio, l’uomo brancola nel buio, senza visibilità, incapace di rintracciare il sentiero che gli consenta di vivere nella pace. La solennità dell’Epifania invita a fissare lo sguardo su Gesù, così come lo hanno fatto i Magi. La sua parola e i suoi gesti, la sua vita sono la fonte luminosa che ancora oggi si offrono agli uomini come guida per fuoriuscire dalle tenebre del male, ai vari livelli in  cui si presenta – personale, familiare, sociale, internazionale –, e camminare verso la vita buona, nella giustizia e nell’amore vicendevole. Potrebbe sembrare poca cosa la luminosità di Gesù nel vasto mondo, abbagliato da innumerevoli altre luminarie. Eppure la grazia di Dio, apparsa in Gesù, non smette di irradiarsi, per canali spesso insospettati e sconosciuti, sino agli estremi confini del mondo, raggiungendo i tanti magi che lo abitano.

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