Epifania del Signore

Messa della Vigilia

Nm 24,15-25a; Is 49,8-13; 2Re 2,1-12b; 2Re 6,1-7; Tt 3,3-7; Sal 71(72); Gv 1,29a.30-34

La celebrazione del Natale di Gesù continua giungendo alla solennità dell’Epifania: oggi il bambino Gesù si manifesta come il Signore. Se il Natale celebra il Figlio di Dio che diviene uomo, il precipitare del Verbo divino nella carne umana, l’Epifania svela che dalla carne umana del bambino Gesù si irradia la potenza divina, i cui benefici effetti sono visibili nel cambiamento di vita dei credenti.

La prima lettura, tratta dal libro dei Numeri, riporta una profezia di Balaam, un veggente pagano, chiamato da Balak, re di Moab, un territorio limitrofo alla terra di Israele, per maledire gli Israeliti (cf Nm 22,5). Ma i suoi oracoli vanno in direzione opposta, lodando Israele per essersi distinto dagli altri popoli (cf Nm 23,7ss), perché in esso non vi è tribolazione e disgrazia (cf Nm 23,18ss), e prevedendo la futura prosperità di Israele e le sue vittorie sui nemici (cf Nm 24,2). Il quarto oracolo, a tema nell’odierna lettura, oltre che nuovamente prevedere la vittoria di Israele sui nemici, contiene la profezia di una «stella [che] spunta da Giacobbe», riferita dalla tradizione cristiana a Cristo. Nel Vangelo di Matteo, proposto nella messa del giorno, in cui si narra della visita dei magi al piccolo Gesù, la stella è l’indicatore della nascita del Messia.

La seconda lettura, tratta dal libro del profeta Isaia e, più precisamente dal cosiddetto Secondo Isaia o Deutero Isaia, prefigura il ritorno di Israele dall’esilio babilonese. Il nuovo approdo alla terra promessa è descritto come l’affluire da più parti dei «prigionieri» e di «quelli che sono nelle tenebre» verso una terra irrigata e feconda, che li sazierà di ogni bene. In questo benessere, però, il popolo troverà motivo di giubilo nella consolazione e nella misericordia del Signore, che nuovamente mostrerà al popolo la sua alleanza.

La terza lettura, tratta dal secondo libro dei Re, presenta la figura del profeta Elia, strettamente legata all’avvento del Messia. Secondo le profezie Elia sarebbe stato inviato per annunciare «il giorno grande e terribile del Signore» (Ml 3,23). Due segni prefigurano il mistero divino di Gesù: Elia, come Mosè al mar Rosso, attraversa miracolosamente il fiume Giordano. Ciò rimanda al passaggio dalla morte alla vita che, mediante la Pasqua, Gesù vivrà in prima persona, affinché gli uomini che gli si affidano vivano anch’essi il medesimo passaggio. Il secondo segno, sempre prefigurante il mistero pasquale di Gesù, è il rapimento al cielo di Elia, che allude all’innalzamento di Gesù nella gloria della risurrezione, da dove il suo Spirito di vita viene effuso sui credenti, così come lo spirito di Elia viene donato al discepolo Eliseo.

La quarta lettura, tratta anch’essa dal secondo libro dei Re, riguarda il profeta Eliseo, discepolo e successore di Elia. Anch’egli, come il maestro, è dotato di uno spirito che supera le leggi della natura. Ciò rimanda a Gesù, il Figlio di Dio, il quale in modo unico e insuperabile è dotato della vita e della potenza stessa di Dio. Il curioso miracolo compiuto da Eliseo, quello di riportare a galla il ferro di una scure caduta nell’acqua del Giordano, è stato interpretato dai Padri della Chiesa come simbolo della rinascita battesimale, che riporta in vita gli uomini morti a causa del peccato. In tal modo, Eliseo prefigura la potenza salvifica che Cristo porta sulla terra.

La salvezza in Cristo viene annunciata nel brano evangelico che riporta l’episodio del battesimo di Gesù da parte di Giovanni il Battista. Secondo la testimonianza di Giovanni, su Gesù scende lo Spirito Santo, la vita stessa di Dio. Lo Spirito Santo, portato tra gli uomini da Gesù, viene loro trasmesso in modo speciale con il battesimo: Gesù, infatti, «battezza nello Spirito Santo».

Gli effetti del battesimo nello Spirito Santo su coloro che, con fede, non dunque per formalità o consuetudine sociale, corrispondono al dono ricevuto, sono evidenziati nella lettera di Paolo a Tito, proposta come epistola. Paolo parla di liberazione da una serie di vizi che culminano nell’odio vicendevole. Celebrare l’Epifania significa dunque per noi rallegrarci per il manifestarsi della potenza di Dio nella vita degli uomini e svincolarci dall’attaccamento al male che impedisce alla potenza di Dio, ricevuta col battesimo, di produrre effetto.

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