Ultima domenica dopo l’Epifania

detta del «perdono»

Sir 18,11-14; Sal 102 (103); 2Cor 2,5-11; Lc 19,1-10

Già dalla scorsa domenica, in vista della quaresima che domenica prossima avrà inizio, le letture raccontano della misericordia divina. Quest’oggi, della misericordia di Dio si considera l’effetto negli uomini, effetto che va sotto il nome di perdono. Scaturente da Dio, il grande dono del suo amore, il super-dono, l’iper-dono – tale è il significato della parola perdono – raggiunge gli uomini beneficandoli.

Lo annuncia espressamente il passo del libro del Siracide proposto oggi come prima lettura: «Il Signore è paziente verso di loro ed effonde su di loro la sua misericordia. Vede e sa che la loro sorte è penosa, perciò abbonda nel perdono».

Il racconto di come la misericordia divina raggiunge gli uomini effondendosi come perdono è efficacemente presentato nel brano evangelico, che ritrae l’incontro di Gesù con Zaccheo, un ricco capo dei pubblicani, uomini di affari e di manovre finanziarie. Piccolo di statura e ostacolato dalla folla, Zaccheo, che «cercava di vedere chi era Gesù», si apposta sopra un albero lungo il percorso prevedibilmente seguito da Gesù. Nonostante l’insolita posizione o forse, a causa di essa, Gesù lo nota prontamente tra i rami dell’albero, raggiungendolo anzitutto con gli occhi: «Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo…». Non c’è distanza – Zaccheo non si trovava giù nella strada, ma sull’albero – né ostacolo – la folla che s’accalcava e distraeva lo sguardo – che impediscono a Gesù di vedere chi si dispone, per quanto gli è dato, a cercarlo. Ma Gesù non si accontenta del contatto visivo e si rivolge a Zaccheo con tono imprevedibilmente amicale: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Il flusso della misericordia divina che irradia dal cuore di Gesù cerca una foce dove poter effondersi e la trova nell’accoglienza subitanea e calorosa di Zaccheo che – riferisce il testo – «scese in fretta e lo accolse pieno di gioia». Il flusso dell’amore divino non scorre senza ostacoli: se prima dell’incontro la folla impediva a Zaccheo il contatto con Gesù, ora i «tutti» che assistevano alla scena mormorano contro Gesù che si reca da Zaccheo: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma laddove il cuore di un uomo si dispone ad accogliere l’amore divino, anche solo cercandolo, non vi sono ostacoli che possano impedire a Dio di effonderlo. Qual è l’effetto del riversarsi dell’amore di Dio nel cuore degli uomini? Che cosa avviene quando l’onda amorosa di Dio trova non lo scoglio di un cuore indurito, ma lo spiraglio dischiuso di un cuore che si lascia inondare? Il racconto evangelico risponde alle nostre domande: «Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: “Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto”». Quando la misericordia di Dio raggiunge gli uomini li coinvolge nel suo flusso amoroso, così come l’onda che si distende sulla spiaggia trascina con sé i granelli di sabbia che incontra. L’uomo perdonato da Dio diviene a sua volta capace di perdono. Il perdono del prossimo è l’effetto e la prova che l’uomo è stato raggiunto e ha accolto il perdono di Dio. Le parole che siglano il racconto confermano l’avvenuto effetto – dovuto all’iniziativa di Gesù e all’accoglienza di Zaccheo – della misericordia divina: «Oggi – dichiara Gesù – per questa casa è avvenuta la salvezza». L’incontro tra Gesù e Zaccheo è un esempio singolare dell’iniziativa universale di Dio, rivolta a tutti: «La misericordia del Signore – osserva il libro del Siracide – [riguarda] ogni essere vivente». L’iniziativa di Dio, semmai privilegia qualcuno, allora certamente si rivolge a coloro che più necessitano di essere conquistati dall’amore, a coloro che più si sono allontanati dall’amore di Dio e del prossimo, ai peccatori: «il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Il perdono offerto da Gesù diviene, per chi lo riceve, energia per perdonare a sua volta. Lo mostra chiaramente la seconda lettera di san Paolo ai Corinzi, da cui è tratta l’Epistola. Essa andrebbe letta in dittico con l’Epistola della scorsa domenica, in cui Paolo confessava di essere stato raggiunto dalla sovrabbondanza della misericordia di Dio, dal perdono dunque, lui che prima era «un bestemmiatore, un persecutore e un violento». Il perdono ricevuto coinvolge Paolo nel flusso della misericordia divina, disponendolo al perdono di chi lo ha offeso. Il testo odierno non esplicita chi sia «quel tale» che «ha rattristato» Paolo e quale offesa gli abbia arrecato. Probabilmente si trattava di qualcuno dei suoi collaboratori. Ma ciò che interessa è l’atteggiamento che Paolo chiede si abbia nei suoi confronti. Rivolgendosi alla comunità, egli così la ammonisce: «Per quel tale però è già sufficiente il castigo che gli è venuto dalla maggior parte di voi, cosicché voi dovreste piuttosto usargli benevolenza e confortarlo, perché egli non soccomba sotto un dolore troppo forte. Vi esorto quindi a far prevalere nei suoi riguardi la carità». L’Epistola odierna si chiude sul monito di Paolo a «non cadere sotto il potere di Satana». Nel contesto in cui è posto significa che l’assenza del perdono e dunque l’ostilità, la divisione, sono la strategia preferita dal diavolo, nome che non a caso significa «divisore».

Il contatto vivo con il dono dell’amore superlativo di Dio che stiamo celebrando ci conceda di essere misericordiosi come lo è il Padre nostro che è nei cieli, così che non cadiamo nella tentazione maligna di dividerci tra noi.

error: Contenuto coperto da copyright