Domenica delle Palme

Messa per la benedizione delle Palme

Zac 9,9-10; Sal 47(48); Col 1,15-20; Gv 12,12-16

La Messa per la benedizione delle Palme, prevista dalla liturgia della Domenica delle Palme, è pervasa dal motivo dell’ingresso del Signore nella città degli uomini.

Già la prima lettura, che riporta una profezia del libro di Zaccaria, sottolinea due tratti contrastanti del Signore che viene. Il primo tratto è la sua regalità: «Ecco, a te viene il tuo re». Il secondo tratto è la sua umiltà: «Umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina». Altri elementi arricchiscono i due tratti. La regalità è tinta di giustizia e vittoria, come pure è avvalorata dalla estensione del suo dominio, che va «da mare a mare». L’umiltà è plasticamente raffigurata dalla cavalcatura: non un cavallo, segno di forza militare, ma un puledro d’asina. L’umiltà si accompagna, inoltre, alla tonalità pacifica del dominio, che «farà sparire il carro da guerra» e spezzerà «l’arco di guerra».

I due tratti del dominio regale e della presenza umile vengono ripresi e amplificati nella seconda lettura, tratta dalla lettera di Paolo ai Colossesi. Il dominio regale assume un’estensione cosmica, riguardante «tutte le cose, nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili». «Tutte le cose – infatti – sono state create per mezzo di lui [Cristo] e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono». Anche il tratto dell’umiltà assume un’amplificazione sorprendente e insieme sconcertante: il dominio su tutte le cose avviene, infatti, attraverso il «sangue della sua croce».

Regalità universale e umiltà crocifissa sono compresenti nella persona di Gesù, il quale nel testo evangelico viene descritto come il re che fa visita alla sua città, e d’altro canto, in perfetta linea con la profezia contenuta nella prima lettura, entra in Gerusalemme con lo stile umile di chi si propone cavalca non con la potenza violenta della forza, ma con la mitezza pacifica dell’amore. Questa convergenza di straordinaria potenza e pacifico stile, continuamente presenti nella vita di Gesù, raggiungerà il culmine con la sua Pasqua, allorquando l’innalzamento nella gioia dei cieli avverrà mediante l’innalzamento sull’obbrobrio della croce.

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