Veglia pasquale

Gn 1,1-2,3a; Gn 22,1-19; Es 12,1-11; Es 13,18b-14,8; Is 54,17c-55,11; Is 1,16-19; At 2,22-28; Rm 1,1-7; Mt 28,1-7

Prestando orecchio alla storia del mondo e dell’umanità, è possibile sentire diverse voci che raccontano di Dio. Nella veglia pasquale, la «Veglia di tutte le Veglie», sono raccolte le voci più importanti che narrano della salvezza preparata da Dio lungo la storia e realizzata nella Pasqua di Gesù, il Figlio di Dio. Le sei letture tratte dall’Antico Testamento, che abbiamo ascoltato prima dell’annuncio della Resurrezione, danno voce, ciascuna, ad un tratto saliente della storia della salvezza, del rendersi presente di Dio tra gli uomini.

La prima lettura, tratta dal libro della Genesi, racconta di come l’intera creazione e ciascuna creatura in essa è espressione dell’opera di Dio a beneficio dell’uomo.

La seconda lettura, anch’essa tratta dal libro della Genesi, evoca la vicenda di Abramo, il primo uomo a cui Dio si rivolse direttamente e con il quale ebbe inizio la storia di fede di Israele.

La terza e la quarta lettura raccontano, rispettivamente, della pasqua di Israele in Egitto con il pasto dell’agnello, e dell’uscita miracolosa dalla schiavitù d’Egitto con l’Esodo guidato dalla potenza di Dio.

La quinta e la sesta lettura, entrambe tratte dal libro del più grande profeta, Isaia, prospettano l’alleanza di Dio non solo con Israele, ma con tutti i popoli, con ogni uomo, un’alleanza in cui anche chi fosse gravemente compromesso con il male e i cui peccati fossero rosso scarlatto, verrà perdonato e reso candido come neve.

Tutte queste voci che narrano dell’operare di Dio nella storia degli uomini sono però solo il preludio dell’opera grande che Dio ha realizzato con il suo Figlio Gesù. In lui, Dio, che pur si era manifestato nella storia attraverso la natura creata, la vicenda di Israele e dei profeti; Dio, che aveva già parlato attraverso i profeti, prende carne nell’uomo Gesù, e cala nella vita degli uomini sino all’abissale profondità della morte. Nemmeno della morte naturale, ma della morte violenta e della peggiore violenza della croce.

Con la morte in croce di Gesù, Dio sembra ammutolire. Una pietra tombale mette fine alla lunga storia che nel corso dei secoli aveva annunciato Dio agli uomini, sino a fargli prendere la carne stessa degli uomini, nel Figlio. Le voci prepotenti degli uomini, abbiano esse il timbro saccente dei sommi sacerdoti, irresponsabile di Pilato, traditore di Giuda, dissennato della folla, mettono a tacere la Parola di Dio. Dio appare deprivato non solo della Parola, ma stessa vita. Il metafisico silenzio non è però che momentaneo. L’universo intero non può contenere la voce di Dio, la morte non può soffocare la vita.

«Ed ecco, vi fu un gran terremoto»: tutto, sin la materia più inerte, viene scosso dalla potenza vitale di Dio che Gesù ha condotto fin nelle viscere del mondo, perché ogni realtà del mondo vivesse di Dio. La pesante pietra tombale, con cui l’uomo riteneva di aver sigillato la condanna al silenzio di Dio, viene rotolata via dall’angelo che ora gli siede sopra a prova della vittoria. «Non è qui è risorto, infatti….»: il Figlio di Dio non è precipitato nell’abisso della morte per restare rinchiuso, ma per scardinare i sigilli e aprire ogni sepolcro mortale. «Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte – dichiara Pietro negli Atti degli Apostoli – perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere». Innalzato nella gloria della resurrezione Gesù strappa l’uomo dalle trappole mortali in cui, non senza sua responsabilità, finisce per cadere. Si compie così la sua promessa: «Io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32).

Con la persona di Gesù l’intero mondo degli uomini è attratto in una sorta di campo magnetico, al fine di essere liberati da ciò che mortifica la loro vita e poter vivere, essi stessi, la vita di Dio. Agli uomini non è chiesto di compiere chissà quale sforzo, ma di non resistere all’attrazione divina. A loro è chiesto di fidarsi di Dio, affidandogli la vita.

A questo mira la celebrazione annuale e settimanale della Pasqua: a consentire di compiere quell’atto di fede che permette a Dio di raggiungerci e liberarci dalle varie forme di morte che ci insidiano. «Voi non abbiate paura!» esclamò l’angelo rivolgendosi alle donne. Lo stesso invito è rivolto a noi, a non aver paura di concederci a Dio. L’angelo soggiunse alle donne: «Presto, andate a dire ai suoi discepoli “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”». L’annuncio e la testimonianza della resurrezione di Cristo e di una speranza di vita nuova per gli uomini corre di bocca in bocca, di cuore in cuore. Sia così anche tra noi!

error: Contenuto coperto da copyright