Domenica di Pentecoste

Messa della vigilia

Gn 11, 1-9; Es 19,3-8.16-19; Ez 37,1-14; Gio 3,1-5; 1Cor 2,9-15a; Gv 16,5-14 Gn 11, 1-9; Es 19,3-8.16-19; Ez 37,1-14; Gio 3,1-5; 1Cor 2,9-15a; Gv 16,5-14

La solennità della Pentecoste celebra il frutto maturo della Pasqua di Gesù Cristo, indicando l’effetto che essa provoca sull’umanità intera: dalla dispersione alla comunione. Tale è il processo reso possibile dallo Spirito santo effuso nella morte e risurrezione di Cristo.

La dispersione che sempre minaccia la convivenza umana è illustrata dal celebre brano del libro della Genesi riguardante la torre di Babele. L’episodio non racconta di un fatto avvenuto alle origini della storia, quanto piuttosto un tentativo che in ogni epoca della storia, nelle molteplici società, tutti gli uomini si sforzano di compiere, fallendo però nel loro proposito. È il tentativo/tentazione di costruire un mondo migliore, una convivenza pacifica e solidale, facendo conto sulle sole proprie forze, rimpiazzando la forza che viene da Dio. Il progetto di costruire «una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo» allude all’idea di poter vivere, da sé, all’altezza di Dio. La storia, però, insegna ciò che il racconto inscena come esito dell’intento degli uomini: essi piuttosto che unirsi finiscono dispersi e incapaci di intendersi. Nel racconto di Genesi la dispersione dei popoli e la confusione delle lingue viene direttamente attribuita all’intervento di Dio. È però questo un modo per dire che nulla di ciò che avviene sfugge a Dio, e non per affermare che la volontà di Dio sia la disunione e l’incomunicabilità tra gli uomini.

Quanto l’autentica volontà divina sia lontano da questi propositi e, invece, miri a unire gli uomini è chiaramente annunciato nel libro dell’Esodo, di cui la seconda lettura riporta un brano. In esso, si racconta di Dio che invita gli Israeliti a considerare come Lui li abbia innalzati, sottraendoli all’abisso della schiavitù, sino a poter raggiungere l’altezza divina della sua vita: «Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatto venire fino a me». A fronte del ricorrente proposito umano di fare a meno di Dio, Dio si manifesta agli uomini offrendo loro la sua alleanza.

L’effetto benefico dell’alleanza offerta da Dio agli uomini è illustrato nel testo profetico tratto dal libro di Ezechiele. La condizione d’Israele è disperata: «Ecco essi vanno dicendo: “Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti”». L’infedeltà all’alleanza con il Signore ha nuovamente precipitato Israele nella schiavitù, questa volta a Babilonia, come già in Egitto. Questa volta, peraltro, la schiavitù viene dopo l’alleanza stipulata con il Signore, come conseguenza, dunque, di un peccato commesso e non come condizione ingiustamente subita. Ma l’alleato divino non si accanisce nell’infliggere il castigo e, al contrario, promette di agire nuovamente per liberare il popolo e ricondurlo alla propria terra. La vitalità nuova concessa agli Israeliti è descritta come una nuova creazione che, per la potenza dello Spirito divino, da cumuli di ossa trae un nuovo organismo vivente, dotato di nervi, carne, pelle.

L’indomita volontà del Signore di essere l’alleato fedele e benigno degli uomini non si restringe ad alcuni di loro, fosse anche l’intero popolo d’Israele, e ha, invece, estensione universale. Lo Spirito di Dio, datore di vita – secondo la profezia riportata nel libro di Gioele e proposta come quarta lettura vigiliare – si effonderà «sopra ogni uomo», giovani e anziani, schiavi e schiave compresi, coinvolgendo anzi l’intero creato, che sarà spettatore di «prodigi nel cielo e sulla terra». L’effusione universale dello Spirito di Dio farà sì che «chiunque invocherà il nome del Signore, sarà salvato».

Ciò che l’alleato divino ha promesso lungo il corso della storia d’Israele, trova compimento al tempo dell’alleanza nuova e definitiva, realizzata in Gesù Cristo. È lui la fonte dalla quale lo Spirito viene effuso su tutti gli uomini. Nel testo evangelico di Giovanni lo Spirito è nominato da Gesù come Paraclito, come colui, cioè, che si pone al fianco per difendere e sostenere, alla stregua di un avvocato difensore in sede forense. Lo Spirito Paraclito affianca gli uomini per condurli a Cristo, per incorporarli a Lui: «Quando verrà lui, lo Spirito della verità – dichiara Gesù rivolgendosi ai suoi discepoli – vi guiderà a tutta la verità […]. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà». Così facendo lo Spirito di verità, ovvero lo Spirito di Cristo, la Verità, guadagna all’uomo la salvezza, smascherando il peccato, realizzando la giustizia, condannando il male. Affidando allo Spirito di condurre a Lui i discepoli, il Signore Gesù avverte delle «molte cose» che ha ancora da dire e per le quali è necessario che essi, incapaci per il momento di portarne il peso, siano sostenuti dallo Spirito Paraclito.

Ciò che ancora deve essere rivelato è annunciato dall’apostolo Paolo nel brano della prima lettera ai Corinzi, proposto come epistola. Si tratta di «quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo». Sono i «segreti di Dio», a tutti sconosciuti eccetto che allo Spirito di Dio, il quale «conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio». Per mezzo dello Spirito, quindi, le cose che Dio «ha preparate per coloro che lo amano» sono fatte conoscere all’uomo, il quale altrimenti, «lasciato alle sue forze, non comprende le cose dello Spirito di Dio», considerandole, piuttosto, perché incapace di intenderle, una «follia». Di tali cose, infatti, si può parlare «con parole non suggerite dalla sapienza umana, bensì insegnate dallo Spirito», cosicché solo «l’uomo mosso dallo Spirito» è in grado di ben giudicare di esse, «esprimendo cose spirituali in termini spirituali».

Di questa divina visione di tutte le cose, la Chiesa celebra oggi la sorgente, il dono cioè dello Spirito di Dio. Attraverso il Figlio, morto e risorto, lo Spirito è stato effuso su tutti gli uomini, affinché possano essere attirati, al di là di ogni dispersione e conflitto, nella comunione di Dio Trinità e divenire un unico popolo.

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