Domenica di Pentecoste

Messa nel giorno

At 2,1-11; Sal 103 (104); 1Cor 12,1-11; Gv 14,15-20

Con la solennità di Pentecoste giunge a piena maturazione il tempo pasquale, quel tempo, cioè, in cui la Chiesa celebra il mistero della Pasqua di Gesù distendendolo nella successione di sette settimane.

Il nome di questa solennità – Pentecoste – si riferisce proprio ai cinquanta giorni del tempo pasquale. Cinquantesimo (tale è il significato della parola greca pentēkostḗ) è il giorno che sigilla le sette settimane, ciascuna – come ben sappiamo – composta di sette giorni. Tenendo conto del fatto che sette è il numero della completezza di un evento – si pensi alla creazione del mondo narrata nel libro della Genesi, completata da Dio in sette giorni – si intuisce come contare sette volte sette – sette settimane di sette giorni – esprima l’idea di una completezza piena, che nel cinquantesimo giorno viene simbolizzata e sigillata. Ma di che cosa la Pentecoste è sigillo? Già lo accennavamo: la Pentecoste sigilla la completezza della Pasqua di Gesù, che ora tutta compiuta si distende nei secoli dei secoli.

Nel giorno di Pentecoste, infatti, tutti i discepoli «furono colmati di Spirito Santo». Lo Spirito Santo è altrimenti nominato nel testo evangelico odierno come «Spirito di verità», e ciò mette in luce l’intimo legame che intercorre tra lo Spirito e Gesù Cristo, il quale ebbe a dichiarare di se Stesso: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6).

Lo Spirito di verità ovvero di Cristo, viene contemplato a Pentecoste nel suo farsi prossimo agli uomini, nel suo essergli Paraclito, vicino, a fianco, anzi dentro, infuso, come lascia immaginare il testo degli Atti degli Apostoli, in cui si racconta che ai discepoli apparvero «lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro».

La Pentecoste celebra quell’aspetto della Pasqua per cui lo Spirito del Risorto, si effonde universalmente e si infonde singolarmente negli uomini. Che cosa effettua lo Spirito quando viene accolto? Che cosa avviene negli uomini che lo lasciano operare senza ostacolarlo? La prima lettera di Paolo ai Corinzi, proposta oggi come epistola, risponde a questo interrogativo. Il primo effetto è il riconoscimento di Gesù come il Signore, dell’uomo di cui raccontano i vangeli come del Rivelatore di Dio: «Nessuno che parli sotto l’azione dello Spirito di Dio può dire: “Gesù è anàtema!» (è maledetto, si potrebbe altrimenti tradurre), e «nessuno può dire: Gesù è Signore!”, se non sotto l’azione dello Spirito Santo». In queste affermazioni di Paolo risulta limpidamente che la fede in Gesù Cristo come Figlio di Dio è possibile per opera dello Spirito Santo. Senza la grazia dello Spirito non è possibile credere in Cristo. Vi è poi un altro effetto descritto da Paolo a proposito dello Spirito, è l’effetto di distinguere gli uomini per unirli. «A ciascuno – osserva l’apostolo – è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune». Questa azione apparentemente opposta dello Spirito, che distingue per unire, non è consueta per gli uomini. Essi giungono spesso, quando vogliono distinguersi, a separarsi sino a contrapporsi; al contrario, quando vogliono unirsi, finiscono non di rado per confondersi, alienando la propria singolarità. Un esempio emblematico è l’esperienza della relazione tra uomo e donna, spesso ondeggiante tra una diversità che suscita conflitti e separazioni e un’unione che rischia di soffocare l’uno o l’altra nel tentativo di adattarsi.

Lo Spirito Santo, come l’acqua che irrora miriadi di fiori, tutti diversi, come la luce che accende di colori, tutti differenti, l’intera creazione, suscita ogni uomo e donna nella loro irripetibile originalità affinché compongano l’unico ritratto di Cristo. Nessuno, da solo, detiene tutto lo Spirito di Cristo. A ciascuno è data una manifestazione particolare. Solo nell’unità dei diversi Cristo è presente, così come solo l’insieme di tutti i tratti di un volto realizza il ritratto. La comunione donata dallo Spirito è illustrata specialmente nel testo degli Atti degli Apostoli, in cui i discepoli, sui quali è disceso lo Spirito Santo, comunicano con i membri di «ogni nazione che è sotto il cielo», facendosi comprendere nelle loro lingue. Questo effetto è un sogno che gli uomini accarezzano fin dai tempi della torre di Babele, ma che, come insegna quel triste episodio, s’infrange qualora gli uomini tentano di realizzarlo con le loro sole forze. Oggi ancora, ormai su scala mondiale, gli uomini avvertono la necessità di intendersi e la estrema difficoltà di farlo. Non mancano grandi fallimenti ad ogni livello: coniugale, familiare, sociale, internazionale, ma anche ecclesiale. Tutto questo ci invita all’invocazione intensa del dono dello Spirito, affinché doni la pace e la comunione nell’amore.

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